Abbonamenti in-app, quelli che dicono subito sì o subito no

16/02/2011 07:00 CET

di Fabio M. Zambelli

00000a_fotonews001Arrivare prima di altri è un modo come un altro per farsi pubblicità tra gli utenti dell’iPad.

Il nuovo sistema degli abbonamenti in-app, lanciato ieri da Apple per tutti i software che vogliono continuare ad esistere su App Store, ha già provocato i primi mal di pancia ed ha raccolto pure le prime adesioni.

A parte il quotidiano per iPad The Daily, che ha fatto da apripista, hanno immediatamente aggiunto l’in-app subscription almeno un paio di mensili che già erano presenti su App Store: Elle US e Popular Science+. Il primo è pubblicato da Hachette Pilipacchi ed è gratuito ma con la versione 1.4 aggiunge il sistema di abbonamento da 3 dollari/mese che piace ad Apple. Il secondo è pubblicato da Bonnier e, non solo ha un costo di partenza di 2,40 euro, ma con la versione 1.6 si adegua anch’esso con l’opzione dei 12 euro/anno di abbonamento (scontato per tutto febbraio).

Questi sono anche presenti su App Store Italia, contrariamente a The Daily. Che in poche ore siano stati in grado di applicare le nuove API e farsi approvare da Apple la nuova versione è un record di velocità che si spiega solo con i selezionati “aiutini” di Cupertino.

Come ampiamente prevedibile Rhapsody, servizio di abbonamento musicale di RealNetworls mai stato disponibile in Italia, abbandonerà. Il presidente Jon Irwin lo ha spiegato a USA Today: “non è un modello economico che funziona”. Evidentemente il 30% che si tiene Apple rovina i piani di questo servizio, che per la verità non ha mai raccolto grandi successi.

Altri editori USA come Bloomberg, Condé Nast, Forbes, Hearst, National Geographic e Time, riuniti nell’Online Publishers Association, si dicono preoccupati delle nuove regole imposte da Apple.

Non basta, stando a quanto riporta il Daily Telegraph i carrier tornano all’attacco con la storia della condivisione dei guadagni. Il piagnisteo di quegli operatori mobile che vendono banda senza neutralità farebbero bene a stare zitti, invece rilanciano con la richiesta di soldi da parte dei fornitori di contenuti, applicazioni comprese.



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