10 anni di AirPort, Apple sorprendeva con il Wi-Fi

24/07/2009 15:30 CET

di Fabio M. Zambelli

00000a_fotonews001Dal Macworld Expo di New York City una presentazione che è rimasta nella storia, la tecnologia wireless sarebbe arrivata solo nel settembre del 1999 sul mercato USA. In Italia non la vedevamo prima del 2001.
Questa settimana, dieci anni fa, faceva segnare l’esordio di AirPort.

06868b_airportcard1999Era esattamente il 21 luglio 1999 quando Apple presentava per la prima volta al Macworld Expo di New York City la tecnologia senza fili, con grande sorpresa dei presenti al Javits Center.

Dopo aver presentato l’iBook (il primo con una maniglia, disponibile in plastica azzurra o arancio) Steve Jobs disse dal palco che c’era ancora una cosa, si avvicinava ad un banco con un iBook ed apriva il sito di Apple in Internet Explorer 4.5. “C’è uno streaming in corso” osservava spiritosamente, sì perché allora Apple ancora trasmetteva i suoi keynote in assoluta diretta online.

Passava al sito di CNN “Interactive” e poi, mentre prendeva in mano il computer portatile e si avvicinava al centro del palco, passava al sito di Disney. “Wow”, grande sorpresa del pubblico che scoppiava in un applauso generalizzato quando non vedeva alcun cavo attaccato all’iBook.

Steve Jobs confermava il collegamento wireless e ci passava attorno pure un cerchio. Sarebbe diventato standard 802.11b (non esisteva ancora la denominazione Wi-Fi) e con una banda di 11 Mbps su distanze fino a 150 piedi (46 metri) per 10 utenti contemporanei, Apple lo aveva sviluppato per 18 mesi con Lucent ed orgogliosamente dichiarava: “siamo i primi ed i migliori”.

L'”AirPort Wireless Networking” comprendeva una stazione di trasmissione simile ad un UFO da 300 dollari ed una scheda da 100 dollari infilare nei Mac. In USA sarebbe arrivata assieme agli iBook solo in settembre di quell’anno.

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Poi veniva il momento della dimostrazione e Steve Jobs anticipava che quella che i presenti stavano per assistere sarebbe entrata a pieno titolo nella “demo hall of fame”. Il CEO di Apple chiamava Phil Schiller, il responsabile del marketing e suo sparring partner per le dimostrazioni, dopo qualche istante si accendeva una luce verso il soffitto della sala dove un atterrito (e più magro) Schiller si aggrappava come poteva ad un’altezza di 7/8 metri

Jobs spiegava che all’iBook in mano a Schiller era stato collegato un accelerometro attraverso la porta USB e, con un software della scomparsa MagiWorks, avrebbe trasmesso sul grande schermo gli spostamenti. Infatti al dirigente tutto il pubblico chiedeva di lanciarsi, per vedere che effetto faceva.

Un non troppo convinto Phil Schiller cedeva alle richieste di qualche migliaio di persone, ma soprattutto a quella del suo capo: “sarà un piccolo passo per l’uomo ma un grande balzo per il wireless networking” diceva, parafrasando l’astronauta Armstrong. Si buttava sul materasso che lo avrebbe accolto qualche metro sotto. Intanto il grafico schizzava, dimostrando il raggiungimento del pavimento e trasmettendo tutto in modalità wireless.

Di quel Macworld Expo, che si apriva con uno scherzo dell’attore Noah Wyle (protagonista di “Pirates of Silicon Valley“), resta traccia solo in questo e questo.

Cominciava così una rivoluzione che oggi è la normalità, negli anni successivi sarebbe arrivato lo standard 802.11g e più recentemente il draft dell’802.11n (che forse in settembre sarà finalmente ratificato).

Caso diverso è stata la difficoltà dell’introduzione nel nostro paese (spinta fortemente da Apple Italia), che prima del luglio 2001 non autorizzava l’uso libero di tali frequenze, addirittura pretendendo per un certo periodo il pagamento di tasse d’uso da 50.000 a 500.000 lire (circa 25-260 euro). Il decreto definitivo era del maggio 2003! Non a caso in Italia possiamo ancora oggi “vantarci” di leggi che ci impediscono di accedere ad Internet (wired o wireless) senza aver prima fornito l’identificazione dell’utente, con forte limitazione allo sviluppo degli hotspot Wi-Fi.

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