Nel 2020 i data center inquineranno più degli aerei

05/05/2008 07:00 CET

di Fabio M. Zambelli

00000a_fotonews001Poco efficienti, voraci di energia e iper rinfrescati. L'unico posto attrezzato adeguatamente per accoglierli senza far aumentare l'inquinamento è l'Islanda?

Poco efficienti, voraci di energia e iper rinfrescati. L'unico posto attrezzato adeguatamente per accoglierli senza far aumentare l'inquinamento è l'Islanda?
 
Un nuovo studio di McKinsey & Co/Uptime Institute ha analizzato le esigenze energetiche dei data center. Intere stanze di server consumato migliaia di Watt, necessitano altrettanta energia per stare a temperatura costante ed infine sono sfruttati in modo errato.

Al simposio Green Enterprise Computing appena chiusosi ad Orlando, in Florida, si è puntata l'attenzione sui moderni CED – Centro Elaborazioni Dati.
 
I server di grandi organizzazioni sono stipati in sale apposite e costantemente refrigerate per non provocare surriscaldamenti delle macchine, che raramente sono state pensate con un occhio di riguardo ai consumi elettrici. La climatizzazione costante richiede non solo l'alimentazione di rete ma anche di generatori diesel da attivare in caso di blackout.
 
Ma se questo sistema avesse una buona resa molti sarebbero felici, invece no. E' stato calcolato che i data center, in media, sono sfruttati al 6% delle potenzialità (con sbilanciamenti non oltre il 30%, sui sistemi distribuiti) ed occupano solo il 56% delle aree dedicate. Uno spreco colossale.
 
Anche le aziende che non hanno ciminiere devono sapere di essere responsabili di molto inquinamento (se l'energia non proviene da risorse rinnovabili), senza una nuova efficienza le emissioni inquinanti quadruplicherà entro il 2020.
 
In quell'anno l'industria aeronautica, in costante crescita nonostante i costi del combustibile, inquinerà meno dei data center mondiali. Forse saliremo con il cuore più leggero su un aereo ma all'atto della prenotazione online dovremo metterci una mano sulla coscienza.
 
03897c_geyserPer produrre l'energia necessaria ai data center di tutto il mondo è stato emesso in atmosfera lo 0,3% dell'anidride carbonica prodotta, poco più di quanto produce l'intera Malesia. Gli aerei che solcano i nostri cieli producono attualmente lo 0,6% di CO2.
 
Che sia il caso di prendere seriamente in considerazione la proposta della fredda Islanda, pronta ad accogliere i data center di tutto il mondo, sia per la grande quantità di energia pulita prodotta ma, soprattutto, per la temperatura media di 4,5 gradi (da -3 in gennaio a +13 in luglio) che questa nazione ha in modo naturale. Finché durerà.
 
Un altro motivo interessante? Le tasse dell'Islanda sono al 15%.
 
Già HDS – Hitachi Data System si è attrezzata e, assieme a Data Íslandia, sta avviando un enorme data center d'archiviazione dati, alimentato unicamente dall'energia geotermica ed idroelettrica, abbondante nel paese nordico.
 
I collegamenti con l'Europa e l'America sono già attivi attraverso le fibre ottiche sottomarine CANTAT 3 e Farice 1, che presto raddoppieranno con Danice e Greenland Connect.

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